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Paralimpiadi: a Tokyo al via un'edizione di primo piano

Primo Piano
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Sull’entusiasmo degli esaltanti ottenuti nelle Olimpiadi da poco concluse, prepariamoci a seguire con la stessa attenzione la XVI edizione dei Giochi Paralimpici che avranno luogo sempre a Tokyo dal 24 agosto al 5 settembre.

Sono 113 i nostri rappresentanti che scenderanno in campo in 15 differenti discipline guidati dai due portabandiera, Bepe Vio, campionessa di scherma, e Federico Morlacchi, campione di nuoto, in una competizione purtroppo ancora senza la presenza del pubblico per i noti motivi. Una squadra, quella italiana, la più numerosa di sempre con una presenza femminile (61) superiore a quella maschile (52).

Al Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, che in questi anni è riuscito ad alimentare sempre di più quella rivoluzione culturale silenziosa che sta contribuendo a cambiare la percezione della disabilità nel nostro Paese, alle atlete e agli atleti che hanno l’onore di rappresentare l’Italia nella più prestigiosa manifestazione sportiva, da parte di tutta l’Ansmes un caloroso “in bocca al lupo” con la certezza che sapranno dare a tutti quanti noi tante gioie e soddisfazioni.

L’Ansmes, Associazione benemerita del Coni e del Cip (che ha fra i propri tesserati anche i tanti dirigenti, tecnici e società che hanno ricevuto l’onorificenza dal Comitato Paralimpico), sarà vicina ai nostri magnifici azzurri e seguirà attraverso le immagini televisive le loro imprese ed i prestigiosi risultati che sicuramente arriveranno anche in queste Paralimpiadi.

Francesco Conforti

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Un po’ di storia

Arrivarono a Roma 400 carrozzine da 21 paesi e fu l’inizio di tutto. Non si chiamavano ancora Paralimpiadi, il lessico della società era differente e i nostri sguardi pure. Il Centro paraplegici Villa Marina dell’Inail, 100 posti letto per 38 pazienti reduci da incidenti sul lavoro, era stato attrezzato dal neuropsichiatra Antonio Maglio secondo la lezione del neurochirurgo tedesco Ludwig Guttman, che in un sobborgo di Londra usava lo sport per chi era tornato a casa ferito dalla guerra. Non lo sport, di più: lo sport agonistico. Alla direzione del Centro nazionale di ricerca sulle lesioni al midollo spinale, presso Stoke Mandeville, ricostruiva al tempo stesso vite e il concetto di opportunità, mentre dall’altra parte dell’Oceano, due squadre di basket in carrozzina si sfidavano al Madison Square Garden.

Gli eredi globali di quei pionieri sfilano martedì a Tokyo, quattromila e quattrocento persone che 61 anni più tardi sono diventate molto altro, sono atleti d’élite, in gara con il supporto di tecnologie avanzate, sono eccellenze senza più nessuna improvvisazione, dall'alimentazione alla preparazione fisica.

I Paesi presenti saranno 167, compreso il team dei rifugiati. Cinque sono all’esordio: Bhutan, Grenada, Maldive, Paraguay, St, Vincent e Grenadine. Cinquecentotrentanove medaglie d’oro, ventidue sport, soltanto due specifici delle Paralimpiadi, le bocce e il goalball. Rispetto a Rio sono usciti la vela e il calcio a sette, sono entrati il badminton e il taekwondo, in questo caso con una correzione alle regole: i calci alla testa portano alla squalifica immediata e i pugni al corpo non fanno guadagnare punti. Dettagli.

È altro di cui parla Andrew Parsons, il presidente del Comitato paralimpico internazionale che affida alla prossima edizione la speranza di un cambiamento nel modo in cui vengono trattate le persone con disabilità. «Sono state lasciate indietro - ha detto - e la pandemia ha solo reso più estreme le disuguaglianze nella società. Diversi paesi nel mondo non sono riusciti a proteggerle, Ecco perché questi Giochi non sono solo importanti ma sono necessari. Per un miliardo e 200 milioni di persone disabili in tutto il mondo».

WeThe15 è il nome della campagna che ha illuminato di viola alcuni dei monumenti più celebri al mondo contro le discriminazioni verso la disabilità: l'Empire State Building di New York, il Colosseo di Roma, il London Eye, a Tokyo lo Skytree, il Metropolitan Government Building e il Rainbow Bridge.