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Tokyo 2020, al via Giochi senza allegria

Primo Piano
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Senza allegria, senza la festa un po’ pop di Londra 2012 o il carnevale di Rio 2016, tanto per fermarci alle ultime edizioni olimpiche, assorta da mille pensieri e preoccupazioni l'Olimpiade di Tokyo 2020 è partita. Nel National Stadium che ha ospitato i Giochi del 1964 sono finalmente cominciati quelli del 2020 che si celebrano con un anno di ritardo. Allora, più di mezzo secolo fa, quella Olimpiade doveva in qualche modo rilanciare il Giappone reduce da tanti guai, economici e sociali dopo la Seconda Guerra mondiale. Questi Giochi, invece, dovevano essere qualcosa di diverso, una festa - anzi la prima festa - senza il virus che un anno fa ha sconvolto il mondo intero. Invece, il virus non ha abbandonato il pianeta e Tokyo 2020 con la sua cerimonia di apertura ha mostrato a tutti, con un velo di malinconia e lo stadio desolatamente vuoto, che la festa ancora non c’è. Poca allegria anche quando Naomi Osaka ha acceso il tripode salendo le scale per andare in cima a una piramide bianca che raffigura il monte Fuji. Il sentimento che abbiamo provato è stato quello della malinconia.

Quello della rinascita è stato il tema iniziale della cerimonia. Un piccolo seme proiettato a terra dove c’è un atleta e l’inizio della vita di una pianta mentre l’atleta corre via. Ci sono i mesi del tormento in questo ricordo, quelli del Covid. Sono seguite immagini dal mondo, le difficoltà per gli sportivi, lo show del ballerino di casa Moruyama, pezzi di vita giapponese, il ricordo degli operatori sanitari e un minuto di silenzio con tutti (chi c’era) in piedi compreso l’imperatore Naruhito e il presidente del Cio, Thomas Bach. Il filo rosso che ha legato tutto questo - ma anche quanto accaduto dopo - è stato quello della malinconia, di Giochi che hanno perduto molto, forse troppo, smarrendo quell’atmosfera di festa che solo l’Olimpiade sa creare.

La Grecia, come tradizione, ha aperto la sfilata delle nazioni, 205 quelle presenti e tutti ma proprio tutti con la mascherina e tantissimi con l’immancabile telefonino per catturare immagini della cerimonia. L’Italia si è presentata con Elia Viviani e Jessica Rossi portabandiera e una divisa (di Giorgio Armani) improntata al Sol Levante con una grande bandiera tricolore davanti. Intanto, fuori dal National Stadium un gruppo di manifestanti protestava contro lo svolgimento di queste contestate Olimpiadi. La Francia, che ospiterà i Giochi del 2024, e poi i padroni di casa del Giappone, hanno chiuso la sfilata delle squadre. Ma la festa era tutt’altro che cominciata.

Seiko Hashimoto, la presidente del comitato organizzatore, ha toccato il tasto della sicurezza, ovviamente riferita al virus, e si è augurata che la cerimonia di apertura possa dare un piccolo contributo verso un futuro positivo. Thomas Bach ha parlato della speranza, ha detto «finalmente siamo qui, tutti insieme» ricordando che si vive insieme sotto lo stesso tetto nel Villaggio Olimpico. Parole belle, forse lontane dalla realtà: tutti insieme certo ma spesso, però, prigionieri.

L’Olimpiade doveva svolgersi ad ogni costo. Così, l’imperatore ha dichiarato aperti i Giochi. È entrata nello stadio la bandiera olimpica e tra i sei atleti a sostenerla l’azzurra Paola Egonu, la pallavolista più brava al mondo.

Immagini di videogiochi, due mimi hanno rappresentato i cinquanta pittogrammi degli sport olimpici, quelle immagini che sono nate proprio in Giappone nel 1964 per indicare ciascuno sport e poi il momento clou, quello dell’accensione del tripode con il fuoco sacro arrivato da Olimpia.

Naomi Osaka, tra le migliori tenniste al mondo, ex numero 1 e ora numero 2, mamma nipponica e papà haitiano, ha ricevuto la torcia dopo una staffetta alla quale hanno preso parte diversi atleti simbolo del Giappone, una coppia di sanitari, due atleti paralimpici, un gruppo di bambini nati a Fukushima e dalle prefetture colpite dall’incidente nucleare del 2011. Naomi con la torcia tra le mani è andata verso il tripode e lo ha acceso.

I Giochi potevano cominciare. Ma senza allegria che non c’è mai stata neppure quando i bimbi del Suginami Children’s Choir vestiti di bianco e poi, in un video, star internazionali quali Angélique Kidjo, Alejandro Sanz, John Legend, Keith Urban, hanno intonato Imagine di John Lennon.

Carlo Santi