1896, a Milano Guido Gatti firma (al coperto) il record dei 10 mila metri

Una storia al giorno
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Il 20 gennaio 1896 a Milano, al coperto, nell’impianto di Foro Bonaparte di via Canova, Guido Gatti della società Speranza Milano, ha realizzato il primato italiano dei 10.000 metri correndo in 37’11”0, prestazione ottenuta di passaggio nella gara dell’ora - la più corsa in quei tempi - conclusa con 16,055 chilometri, anche questo primato nazionale. È stato lui il primo pedone italiano a scendere sotto i 40’ dopo il primato che ha aperto l’albo d’oro della specialità, il 40’55”0 di Alfredo Nera, anche lui atleta della Speranza Milano, ottenuto sempre nel capoluogo lombardo il primo dicembre del 1895 in quello che è il primo 10 mila documentato e cronometrato. Dopo Gatti, il primato è passato a 37’00”0 tre anni dopo, di nuovo a Milano - che era un polo dell’atletica di quei tempi - con Ettore Zilia della Forza e Coraggio Milano.

Teatro dell’impresa di Gatti, il Ciclodromo coperto di Foro Bonaparte di Milano che vedeva disputare non solo gare ciclistiche assai in voga, ma anche competizioni atletiche tra i campioni dell’epoca, l’imbattuto Luigi Luandi che pochi giorni prima dell’impresa di Gatti, il 5 gennaio, lì aveva vinto un 5000 in 16’51”4/5 superando Alfredo Nera e Gatti (16’54”0 tempo stimato per Nera). Erano tempi davvero eroici per lo sport e per l’atletica in particolare. Leggendo le cronache di allora, si scopre quanto lo sport fosse amatoriale. Ecco cosa diceva Alfredo Nera ai giornali alla fine di aprile di quel 1896: «Gli allenamenti vanno discretamente, essendo solo due sere che faccio esercizio ed avendo percorso nel secondo giorno 1700 metri in 5’45” senza sforzo alcuno. Riguardo gli altri (si riferiva ad Arrigo Gamba e Giovanni Fumagalli, i suoi rivali, ndr) per ora vanno meglio di me, ma credo che tra quindici giorni potrò portarmi alla pari».

A Milano si gareggiava al coperto in inverno, al Ciclodromo appunto, e a Trotter con la stagione migliore e non pochi atleti utilizzavano pseudonomi per essere individuati. In quei temi, Edoardo Oderico era noto come Lampionato, Carlo Manuello era invece Scarampi. 

La pista di via Canova, il Ciclodrono Foro Bonaparte, era teatro delle sfide tra i primi due grandi campioni del ciclismo italiano, Gian Fernando Tomaselli (che diventerà a fine carriera direttore della Bianchi fino agli anni Trenta del Novecento) e Federico Momo. Lo aveva progettato l’ingegner Lubini che aveva realizzato anche una pista smontabile sempre per il ciclismo per l’Arena Civica (era il 1894).

Erano importanti le gare in pista ma erano assai più seguite le corse su strada soprattutto quando sono nati, proprio alla fine dell’Ottocento, i Giri e le Traversate delle varie città, con tantissimi spettatori assiepati lungo il percorso.

Carlo Santi

Le puntate precedenti

8 gennaio:1922, I cento anni di Artemio Franchi

9 gennaio: 1900, Luigi Bigiarelli fonda la Lazio

10 gennaio: 1971, L’assurda morte di Ignazio Giunti

11 gennaio: 1935, Amelia Earhart, quando il volo è passione

12 gennaio: 1896, Carlo Airoldi, il primo primatista italiano dell’ora di corsa in pista

13 gennaio: 1910, Nasce la Nazionale italiana di calcio

14 gennaio: 1985, Martina Navrátilová conquista il suo centesimo torneo

15 gennaio: 1892, Nasce la pallacanestro con James Naismith

16 gennaio: 1965, Ron Clarke firma il record del mondo dei 5000 metri

17 gennaio: 1985, A Milano, sotto la neve, crolla il Palasport di San Siro

18 gennaio: 1983, il Cio restituisce ai figli di Jim Thorpe le medaglie olimpiche del 1912

19 gennaio: 1984, Francesco Moser a Città del Messico “frantuma” Merckx