Gallipoli – Non tutte le vittorie si misurano con una medaglia. Alcune si leggono negli occhi, nelle storie, nei percorsi silenziosi che diventano esempio. La IV edizione del premio ANSMES Lecce, nella cornice elegante del Caroli Hotels, è stata tutto questo: un racconto potente, autentico, profondamente umano, alla presenza - tra gli altri - del vicepreidente della Giunta regionale e assessore allo sport, Cristian Casili, del presidente regionale Coni, Angelo Giliberto, del Cip, Gianni Romito, di quello dell'Ansmes pugliese, Nani Campione del vicepresidente Coni Puglia, Maurizio Lobuono. In collegamento video il presidente nazionale delle Stelle al merito, Francesco Conforti.
Non un evento qualsiasi, ma una serata capace di restituire il senso più vero dello sport e della comunità. Perché qui non si è celebrato solo chi arriva primo, ma chi ogni giorno sceglie di non fermarsi. Sul palco e in sala, il Salento migliore: istituzioni, università, sanità, sport. Ma soprattutto persone. Donne e uomini che trasformano talento e sacrificio in qualcosa di più grande: un esempio. A scandire il ritmo della serata, con eleganza e intensità, Maria Antonietta Vacca, capace di accompagnare il pubblico dentro ogni storia, senza retorica, ma con autenticità.
Il peso vero di una medaglia
Quando arrivano le medaglie del CONI, la sala cambia. Non è solo un momento formale. È il cuore pulsante dell’evento.
Giuseppe Carafa, campione italiano di boxe professionisti, sale sul palco. La sua medaglia di bronzo racconta molto più di un titolo: racconta sacrifici, allenamenti duri, solitudine, disciplina. Racconta la fatica che non si vede.
Poi Michela Rizzo. Giovane, determinata, vicecampionessa mondiale di karate. Medaglia d’argento. Ma soprattutto simbolo di equilibrio tra sport e studio, tra sogni e responsabilità. In quel momento, gli applausi non sono per due atleti. Sono per un’idea di sport che educa, forma, costruisce.
Quando il talento incontra il coraggio
Ci sono storie che restano. Che vanno oltre il tempo di una serata.Andrea Ferrari, oncologo pediatra, non cura solo malattie. Costruisce speranza. Con i suoi progetti, lo sport diventa una seconda possibilità per ragazzi che stanno combattendo la loro partita più difficile.
Stefano Rossi, alla guida della sanità pubblica, porta una visione chiara: prevenzione, benessere, comunità. Lo sport non è contorno, è parte della soluzione.
Maria Antonietta Aiello, dal mondo accademico, ricorda che educare significa anche trasmettere valori, non solo competenze.
Tre percorsi diversi. Un unico punto in comune: responsabilità.
Cadere, rialzarsi, vincere
Poi c’è la storia che toglie il fiato.
Quella di Carlo Calcagni.Non è solo un atleta. È un simbolo. Dopo la malattia, avrebbe potuto fermarsi. Invece ha ricominciato. Ha trasformato il dolore in forza, il limite in sfida,la fragilità in potenza.
Accanto a lui, Alessia Coluccia, campionessa mondiale. Determinazione pura. La prova che il talento, quando incontra il sacrificio, può arrivare ovunque.
Due percorsi diversi. Stessa lezione: non esiste sconfitta definitiva per chi continua a lottare.
Il valore di chi non si vede
Non tutte le storie finiscono sotto i riflettori. Ma sono quelle che tengono in piedi una comunità.
Marina D’Arpe lavora ogni giorno per uno sport inclusivo, aperto a tutti.
Paola Alemanno porta lo sport dentro la scuola, trasformandolo in educazione.
Giuseppe De Maglie corre, sì. Ma per gli altri. Per chi ha bisogno.Sono loro il motore silenzioso del territorio.
Tra cultura, impresa e identità
Il Premio ANSMES è anche questo: uno sguardo largo.La musica di Gabriele Poso attraversa confini.
La danza di Martina Cannizzo racconta disciplina e bellezza.
L’impegno di Attilio Caputo e Francesco Sticchi Damiani dimostra che impresa e sport possono crescere insieme, dando valore al territorio.
Più di un premio
Alla fine resta una sensazione chiara.Questo non è solo un premio. È uno specchio. Racconta chi siamo. Racconta cosa vogliamo diventare.Le parole di Gigi Renis lo sintetizzano senza bisogno di aggiungere altro:« Qui non premiamo solo risultati, ma valori». E allora il lungo applauso finale non è solo una chiusura.È una presa di coscienza.Il Salento c’è.Si riconosce nelle sue eccellenze.Si emoziona.
Resiste.E continua, ogni giorno, a costruire il proprio futuro.